Orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus)

L’orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus Altobello, 1921) è un mammifero onnivoro della famiglia degli Ursidi. Si tratta di una sottospecie dell’orso bruno comune (Ursus arctos arctos) endemica dell’Italia centro-meridionale, nella regione storico-geografica della Marsica, dove, nell’areale centrale corrispondente al parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, sopravvive una cinquantina di orsi (intervallo di fiducia: 95%, dai 45 ai 69 esemplari), più alcuni esemplari in altre aree protette limitrofe, per un totale oscillante fra i 55 e gli 85 orsi.

Descrizione
Aspetto
Presenta corporatura abbastanza tozza e tarchiata, anche se più slanciata rispetto a quella di altre sottospecie di orso bruno di maggiori dimensioni. La testa è grande e tondeggiante, con muso cilindrico e piuttosto schiacciato dotato di un grosso tartufo nerastro. Il pelo è bruno-fulvo uniforme su tutto il corpo, con tendenza all’inscurimento sulla parte distale degli arti, i quali sono grossi e forti. Gli occhi sono piccoli e di color nocciola, mentre le orecchie sono anch’esse piccole e di forma arrotondata, poste leggermente ai lati del cranio. La coda è ridotta a un moncherino di meno di 10 cm.

Dimensioni
L’orso marsicano è una specie endemica del luogo e si trova solo nell’Italia centro-meridionale. Questa sottospecie di orso bruno è più piccola del suo vicino parente settentrionale, l’orso euroasiatico (già presente nel Nord Italia e sulle Alpi) in quanto presenta anche uno strato di peluria e di grasso molto inferiore, cosa che ha permesso alla specie di adattarsi alla vita in zone che in certi periodi dell’anno presentano un clima molto più temperato e mite. Il suo peso varia notevolmente nel corso delle stagioni ed in funzione del sesso. Infatti i maschi sono generalmente molto più grandi delle femmine e possono raggiungere un peso che nel periodo autunnale può superare i 230 kg. Le femmine invece superano raramente i 140 kg. Queste misure rendono l’orso bruno marsicano uno dei mammiferi carnivori più grandi d’Italia, sicuramente il più grande della parte centro-meridionale del paese. È invece seconda alla sottospecie di orso bruno che vive in Triveneto alla quale spetta il titolo di carnivoro più grande d’Italia.

Biologia
Comportamento
Si tratta di animali estremamente schivi e dalle abitudini quasi del tutto (probabilmente addirittura totalmente) notturne. I vari esemplari sono solitari e piuttosto territoriali: ciascun orso delimita un proprio territorio che si estende dai 10 ai 200 km², a seconda della disponibilità di cibo al suo interno. Spesso gli orsi marsicani (in particolare i maschi) compiono spostamenti anche di grossa entità (spesso nella stagione riproduttiva), che li portano in alcuni casi ad attraversare zone abitate e ad entrare involontariamente in conflitto con la popolazione locale, portando scompiglio nella comunità.

Durante l’inverno, questi animali si scavano una tana più o meno profonda oppure occupano delle cavità nella roccia nelle quali vanno in letargo per un periodo più o meno lungo a seconda delle condizioni climatiche: a tale scopo, fra l’estate e l’autunno si nutrono abbondantemente, immagazzinando grossi cuscinetti adiposi che sfrutteranno per sopravvivere durante il periodo di inattività.

Alimentazione
La loro dieta è composta per quasi il 90% di vegetali: si nutrono infatti di radici, tuberi, frutta, bacche ed altro materiale vegetale come frutta selvatica (castagne, nocciole, ciliegie, amarene, prugne e pere). Spesso tale dieta può risultare povera di nutrienti, inoltre non trattandosi di animali erbivori, essi abbisognano di grandi quantità di cibo per sopravvivere, specie in primavera quando i vegetali freschi sono ancora rari. In questo periodo l’orso tende a consumare una percentuale più alta di cibo carneo, nutrendosi preferenzialmente di piccoli animali, sia vertebrati che invertebrati, oltre ad animali di taglia media come conigli o uccelli. Solo sporadicamente uccide mammiferi più grossi come giovani cervi o cinghiali, daini e camosci, come anche non disdegna le carcasse nelle quali si dovesse imbattere.
La leggenda popolare che vuole l’orso come spietato uccisore di capi di bestiame, oltre che dei cani da guardia e dei pastori, risulta fondamentalmente errata e legata ad episodi sporadici, dato che questi animali preferiscono rifuggire la presenza dell’uomo. È però vero che alcune volte l’orso ha attaccato il bestiame domestico, in particolare galline, capre, pecore o vitelli. Tuttavia l’uomo ha ingigantito la quotidianità di questi attacchi, mentre in realtà si tratta di episodi per lo più concentrati in primavera e spesso anche facilmente evitabili. Queste credenze hanno però giustificato le persecuzioni di questi animali perpetratesi nei secoli. Gli orsi vengono ancora oggi sporadicamente uccisi per avvelenamento e con trappole poste dai bracconieri.

Riproduzione
Si tratta di animali al vertice della catena alimentare e senza predatori naturali: presentano perciò un tasso riproduttivo estremamente basso. La femmina partorisce solitamente due gemelli (talvolta uno solo, eccezionalmente tre) dopo una gestazione che dura circa sei mesi. I cuccioli vengono accuditi dalla madre, che li difende dai pericoli dimostrando enorme coraggio (una femmina con cuccioli diviene infatti assai pericolosa anche per l’uomo, in quanto molto aggressiva), per 2-3 anni, sicché la distanza fra un parto e l’altro è in media di 3-4 anni. Le femmine divengono sessualmente mature dopo il terzo anno d’età, ma è raro che si accoppino ai primi calori e il primo parto avviene all’età di quattro o talvolta cinque anni, l’ultimo intorno ai venticinque anni. La mortalità infantile ha picchi che sfiorano il 50%.

Gli orsi marsicani raramente entrano in contatto con l’altro grande carnivoro degli Appennini, il lupo appenninico; le due specie si evitano e quando si incontrano, generalmente non si prendono in considerazione. Nonostante ciò, a volte gli orsi rubano le prede ai lupi. Dal canto loro, i lupi costituiscono una minaccia per gli orsacchiotti.

La speranza di vita di questi animali in natura supera facilmente i 20 anni d’età.

Habitat
L’habitat dell’orso bruno marsicano è teoricamente abbastanza variabile: si adatta infatti a una varietà di ambienti diversi, anche se legati alle immediate vicinanze di una copertura boschiva, soprattutto faggete e querceti, tipiche delle foreste dell’Appennino centrale. A causa della presenza umana, tuttavia, questi animali si sono rifugiati in aree via via sempre più impervie e con elevata copertura boschiva. Pare che durante l’estate si spostino verso aree a quota maggiore con copertura prativa e cespugliosa, mentre durante l’inverno prediligano aree rocciose, possibilmente lontane da qualsiasi tipo di attività umana.

Distribuzione
La specie, un tempo diffusa in tutta la zona ad est degli Appennini dalle Marche alla Puglia, attualmente è confinata in una ristretta porzione degli Appennini centrali, con particolare riferimento all’area del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. È segnalata nel Parco Nazionale della Majella, dove si riproduce sicuramente dal 2018 e forse addirittura dal 2014. La metà circa della popolazione totale vive in Abruzzo, nella regione storica della Marsica. In particolare, la presenza di questo plantigrado è stabile, oltre che nel Parco d’Abruzzo (del quale rappresenta il simbolo), anche nel Maiella, nel Sirente-Velino e nel Gran Sasso, pur non essendo sporadici gli avvistamenti nell’alto Molise, nei Monti del Reatino (Lazio) e nei Monti Sibillini (Marche-Umbria), dove la specie potrebbe essersi irradiata. Importante zona di frequentazione dell’Orso Marsicano sono i Monti Ernici (Lazio/Abruzzo): inoltre esemplari erratici vengono annualmente documentati nell’areale del Monti Simbruini tra Lazio e Abruzzo. Di importante valore naturalistico la presenza di un esemplare in espansione territoriale che nel 1998 ha frequentato il Parco dei Monti Lucretili (Lazio), di cui è rimasta sconosciuta la provenienza e la sorte.

Popolazione
In generale, in questi ultimi decenni, si è assistito all’espansione dell’area dell’orso marsicano, un secolo fa limitato al Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise o alle aree immediatamente circostanti, ma la popolazione complessiva pare stabile o addirittura in leggera diminuzione.

Nel 1969, anno in cui Franco Tassi divenne direttore del predetto Parco nazionale, sopravvivevano una sessantina di orsi marsicani; nel 2014, secondo le stime fornite dall’Ente autonomo Parco nazionale d’Abruzzo, nel proprio areale centrale vivrebbero una cinquantina di orsi (in un intervallo fiduciale posto al 95% che va dai 45 ai 69 esemplari).

Dunque la popolazione ursina non ha registrato crescite, nonostante gli sforzi sia finanziari che umani compiuti negli ultimi decenni, e risulta sempre a rischio di estinzione, in virtù sia del numero, del numero elevato dei decessi, in gran parte legato a cause umane (dolose o accidentali) sia del basso tasso riproduttivo. Secondo alcune ricerche contribuisce anche il fatto che nel Parco nazionale d’Abruzzo e nella sua zona di protezione esterna la densità di orsi raggiunge i 40 esemplari per 1.000 km², elevata per questa specie. Da qui la considerazione che sarebbe auspicabile che l’orso colonizzasse stabilmente, con femmine ripriduttive, anche altre aree protette, come il parco della Majella e il parco del Gran Sasso.

La condizione di salute dell’orso marsicano desta preoccupazione, a causa del basso numero di esemplari rimasti, che si accoppiano tra loro riducendo la variabilità genetica e diventando sempre più soggetti a malattie:

nel 2011, sono stati segnalati casi di dermatite in alcuni esemplari;
L’intera specie è minacciata dalla TBC Bovina, diffusasi tramite bovini malati (e non eliminati dai proprietari secondo legge) allevati allo stato brado presso gli stessi pascoli frequentati dall’Orso Marsicano
Costante minaccia negli anni è rappresentata dal bracconaggio, tramite fucilazione diretta o esche avvelenate. Questi fenomeni accadono sia nelle Aree protette, che in quelle non protette, generalmente adiacenti i confini dei parchi (“zone di protezione esterna”) frequentati dalla specie.
Il “rapporto orso marsicano 2018” riporta che dal 1970 al 2018 sono stati rinvenuti 122 orsi morti: nel 53% dei casi la morte è legata a fattori umani, il 15% a cause naturali e il restante 32% a cause sconosciute. A loro volta, i fattori umani sono rappresentati per 62% da attività illegali quali il bracconaggio e per il 38% da motivi accidentali, quali gli investimenti con autoveicoli o treni.
Il Parco Nazionale della Majella ospita quindi il nucleo di orsi marsicani più importante presente fuori dal Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e relativa Zona di Protezione Esterna: la stima del 2015 è da 5 a 9 esemplari, saliti ad almeno 13, di cui almeno due femmine riproduttive, nel 2018. Nel 2014 infatti vi è stata avvistata una femmina con due piccoli e nel 2018 si è invece accertata per la prima volta la nascita di tre orsetti da un’unica femmina.

Secondo il “Rapporto orso marsicano 2018” del Parco Nazionale d’Abruzzo, l’Appennino centrale è in grado di ospitare una popolazione complessiva di almeno 200 orsi (di cui 70 femmine adulte), fino a un massimo di 270.

Tuttavia la colonizzazione stabile di nuovi territori è ostacolata dal fatto che questi sono visitati da giovani maschi, mentre le giovani femmine restano spesso per tutta la vita in un’area prossima a quella di nascita. Per questo la presenza di due femmine nel Parco della Majella è un fatto altamente positivo, che rende fiduciosi nel fatto che l’orso colonizzi stabilmente a breve la Majella con una popolazione vitale.

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